Oggi parliamo di rigenerazione urbana!

Dal 2012 siamo impegnati nel restauro del Chiostro cinquecentesco di Santa Caterina e nella sua riconversione in un hub culturale al servizio del programma di rigenerazione urbana di uno dei più antichi quartieri storici di Napoli.





Abbiamo restaurato e riconvertito un Chiostro abusato ed abbandonato per oltre un secolo, coinvolgendo la comunità artistica internazionale insieme agli abitanti di Porta Capuana ed alle grandi tradizioni artigianali del territorio.





Avrebbe potuto, e ancora può essere, un grande esempio del settore privato che dialoga, integra e si affianca al pubblico.

Ma al di fuori dei nostri spazi cosa è successo? Il Grande Progetto Unesco che interessa l’intera area e che da tutti era stato visto come una grande opportunità di cambiamento, procede con ritardi mostruosi e con una cattiva gestione dei cantieri più volte denunciata. Un intervento con una durata dichiarata di 12 mesi che oggi dopo oltre 4 anni non vede ancora la fine.




Al momento più che un’opportunità è un Grande Fallimento! Recinzioni inutili lasciate intorno a parti completate dei cantieri che divengono “zone oscure” a disposizione di attività clandestine, di chi deposita spazzatura di ogni genere, di persone tossicodipendenti, di topi e di chi si approfitta per parcheggiare stabilmente auto.

In pratica la zona sta recuperando tutte le cattive abitudine che la presenza virtuosa nostra e di tanti altri avevano allontanato!!



Abbiamo telefonato, scritto, denunciato… Niente!

Tutti d’accordo… ma non si capisce di chi sia la competenza!!!

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Aggiornamento: 19 set


The Hunt, Ruprecht von Kaufmann for INTERACTION NAPOLI 2022, Napoli


Artista visivo che si affaccia delicatamente in un mondo onirico per raccontare storie tratte da vita quotidiana e mitologia. Inizia a disegnare da bambino copiando fotografie come distrazione dalla noia delle lunghe ore in classe, senza immaginare di poter diventare un giorno un artista di professione.


Nato e cresciuto in Baviera, Ruprecht von Kaufmann dopo le scuole superiori decide di iniziare un percorso di formazione nell’arte iscrivendosi all’Art Center LA. Ed è proprio qui che la sua vita e la sua considerazione di sé cambiano, quando alcuni suoi professori, dopo aver notato i suoi disegni ricchi di narrazione, lo stimolano a intraprendere una carriera come artista.

Credit Peter Adamik


Oggi Ruprecht von Kaufmann è un talentuoso pittore che sperimenta sempre nuovi modi di raccontare non soltanto attraverso la raffigurazione, ma anche tramite la variazione di dimensioni e la manipolazione di differenti materiali.


Spesso nel suo lavoro sviluppa un discorso sociale sull’aggressione della natura da parte dell’uomo. Per questa ragione sono presenti nelle sue opere forti referenze al mondo umano e animale che coesistono e si affrontano continuamente, spesso dando vita a creature ibride come sfingi, minotauri, che conservano la loro parte selvaggia e istintuale purché questa resti in contatto con quella umana razionale.


“Quando dipingo, sono interessato nel raccontare storie di esperienze che sono insieme individuali e universali… ecco perchè la testa dei personaggi nei miei quadri è sfocata, erosa, coperta: non vorrei fossero ritratti di specifici soggetti, ma piuttosto degli archetipi”. Dice von Kaufmann in un’intervista.

Nei suoi quadri l’artista desidera da una parte creare una connessione emozionale con chi li osserva, per questo von Kaufmann dipinge attimi profondamente intimi, ma condivisibili perchè immedesimarsi nell’altro attraverso l’esperienza personale permette di sentirsi compresi: una sensazione essenziale per la vita umana.

Dall’altro lato von Kaufmann recupera e analizza scene di vita quotidiana, che non hanno necessità di grande sforzo di pensiero, apparendo quasi scontate. Tuttavia se scomposte e osservate da un altro punto di vista queste scene possono assumere nuovi significati diventando “a-normali”, a tratti anche folli.


“È quindi possibile che tra un secolo l'umanità ripensi alla nostra storia d'amore con le automobili, ad esempio, e che le persone del futuro scuotano la testa per l'incredulità. Nei dipinti è possibile creare scene del genere: prendere qualcosa che all'inizio sembra molto quotidiano e normale, ma poi scomporlo, come una scena di un universo parallelo, dove vigono regole diverse e aliene.”



Ruprecht von Kaufmann è uno dei 28 artisti oggi in mostra nel chiostro cinquecentesco della Fondazione Made in Cloister per il progetto a cadenza biennale INTERACTION NAPOLI.

La sua opera si intitola The Hunt: un dittico dipinto a olio su legno che raffigura una scena di caccia. Sulla sinistra due uomini che imbracciano un fucile tentano di uccidere un unicorno, mentre sulla destra dell’opera una leonessa con testa di donna riposa tranquilla e un’altra dal volto coperto balla quasi mossa dal vento o da fili che la manovrano come una burattina.

Potete vedere la sua opera in mostra fino al 24 settembre. Vi aspettiamo!

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Nicola Samorì è un artista nato e cresciuto a Forlì e laureato all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Pittore, scultore vive e lavora a Bagnacavallo e visitare la sua casa-studio può essere un’affascinante esperienza. Scarti materici, tele, sculture e residui pittorici sono spesso abbandonati su tavoli e pavimenti in attesa di assumere significato in nuove opere.


Non gli interessano i movimenti artistici, ma ama approfondire singoli artisti “impossibili”, che non riesce a decifrare del tutto e che studia ossessivamente per copiarne il lavoro e trasfigurarlo. La sua poetica origina infatti da un fortissimo impulso di reinterpretazione di antiche opere e figure - come santi o personaggi della mitologia - creando dipinti e sculture che trasudano sofferenza e inquietudine.


“Io più che di reinterpretazione parlerei di crimini nei confronti della storia dell’arte. C’è una volontà di creare un legame molto forte con un passato che preesiste e allo stesso tempo di liberarsene in maniera violenta”. Dice ad Alberto Mattia Martini durante una studio visit per la rubrica della rivista d’arte Artribune.



Samorì è un artista controverso che ferisce le sue opere sfregiandole, scarnificandole, lacerandole per manometterne l’integrità in una continua oscillazione fra il sadico e il masochistico, in una lotta che lascia tracce.


Ed è la forma della ferita ad interessarlo, non solo infliggerla, lasciando spesso trasparire residui di colori chiari sottostanti la superficie, in contrasto con il contesto circostante dell’opera. Così evidenzia un rapporto antitetico: andando alla ricerca della luce, Samorì trova il buio.


«L’arte è un foro nel tempo, qualcosa che ne anestetizza la corsa.»

La luce è un buco, Nicola Samorì, 2019


Anche l’oggetto della violenza diventa simbolico e lo descrive bene Franco Rella parlando del volto come parte più vulnerabile di una figura umana: nuda, in qualche misura la più sacra. Ed è proprio qui che viene spesso compiuto il gesto dissacratore.


Abbiamo per la prima volta incontrato Nicola Samorì nel 2020 con la mostra personale Black Square, in esposizione nel Chiostro cinquecentesco della Fondazione Made in Cloister. Influenzato dalla città di Napoli e dalla storia del centro storico e dell’area di Porta Capuana, ha realizzato un progetto site specific in dialogo con lo spazio suggestivo del chiostro piccolo del complesso di Santa Caterina a Formiello, focalizzandosi sull’idea di trasformazione della materia e sull’intrinseco potenziale di rigenerazione che permea il concetto di decadenza. Cliccate sull’immagine per scoprire di più su questa esposizione.


Nicola Samorì lo ritroviamo oggi in mostra nel Chiostro come uno dei 28 artisti partecipanti al progetto a cadenza biennale Interaction Napoli, presentando per l’occasione un dipinto a olio intitolato Roma (L'Eclisse). Sulla tela due figure lacerate sembrano muoversi armonicamente in una danza esoterica, confondendosi quasi in un corpo solo.



“La pittura è anche un po’ come il sangue di San Gennaro, che è secco, ma torna a liquefarsi in occasioni speciali, quando intorno alla reliquia vengono compiuti gesti che si tramandano da secoli.”

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