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E tuttavia crediamo
che la vita sia piena di
fortunate possibilità

ideato e sviluppato con

nonlineare, iniziativa curatoriale indipendente


Opening sabato 21 marzo, 2026

dalle 17:00 alle 22:00

© Francesco Squeglia

  

Fondazione Made in Cloister e nonlineare, iniziativa curatoriale indipendente presentano "E tuttavia crediamo che la vita sia piena di fortunate possibilità", la  mostra collettiva che inaugura il secondo anno del programma biennale RINASCITA, ideato e sviluppato con nonlineare, iniziativa curatoriale indipendente.


La mostra prosegue il percorso di ricerca della Fondazione sul rapporto tra le differenti pratiche artistiche contemporanee, lo spazio, la comunità e la produzione culturale, in dialogo con il Chiostro cinquecentesco della Chiesa di Santa Caterina a Formiello, simbolo di trasformazione e rigenerazione urbana.


Artisti: Archivo de la Memoria Trans, Aysha E Arar, Gabrielle Goliath, Pauline Curnier Jardin & Feel Good Cooperative, Rossella Biscotti

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La mostra

Durata: dal 21 marzo al 21 giugno 2026


Giorni e orari di apertura:

merc - sab: 11:00 - 19:00

domenica: 10:00 - 14:00


Biglietto 5 euro

  

E tuttavia crediamo che la vita sia piena di fortunate possibilità è un invito a riflettere sulla persistenza — intesa come archivio della sopravvivenza, pratica di mutuo soccorso e imperativo etico; in ultima istanza, come un impegno ostinato a riparare e a ricomporre ciò che si è rotto. La mostra guarda all’amore come esteso paesaggio di vulnerabilità, errore e deliberata impurità, inquadrandolo come lavoro del “non-disperare” e interrogandosi su come evocare un’agenzia — pur fragile — di fronte alle molteplici forme di avversità.


Il titolo è ispirato da My Life di Lyn Hejinian, in cui questa insistenza si configura come una presa di posizione contro ogni chiusura: un’affermazione secondo cui la contingenza è una condizione con cui vivere, e talvolta attraverso cui vivere. “Happy chance” nomina un metodo – un’apertura disciplinata a ciò che interrompe la padronanza, a ciò che non può essere posseduto dalla spiegazione, né ricondotto a una lezione risolutiva. Le opere qui raccolte tracciano l’amore nello stesso registro: ciò che persiste attraverso la testimonianza collettiva, la prova materiale, la sfida ritualizzata e i gesti minimi della sopravvivenza quotidiana – come brevi scarti di trionfo, come lavoro continuo di resistere in modo diverso. Come scrive la filosofa Gillian Rose: “Vivere, amare, è essere delusi; perdonare, aver fallito, essere perdonati, per sempre e in eterno.”


Gli artisti presenti in mostra condividono con noi opere che emergono sia dalle storie personali di solidarietà, quanto da narrazioni storiche o da poetiche fantasmagoriche. L’Archivo de la Memoria Trans documenta la rete di sostegno costruita con cura, nel corso di decenni, dalla comunità trans in Argentina. Una comunità animata dalla gioia e dall’affermazione della pienezza della vita contro la negligenza dello stato. Nei disegni di Aysha E Arar, il filo persistente del colore fonde l’umano e il non umano, il familiare e l’infrapercepibile, in una trama di immagini, una sorta di libero fregio architettonico in cotone, che riecheggia gli affreschi presenti nel chiostro. L’istallazione video di Gabrielle Goliath racconta l’esperienza di un ex conduttore di notiziari nigeriano, costretto ad emigrare a seguito dell’adozione della legislazione omofobica e la costante precarietà della sua vita negli anni successivi.  Nell’opera Maiko di Rossella Biscotti, la gomma conserva le tracce dell’esperienza del corpo femminile sotto il dominio coloniale nel Sud-est asiatico, mentre spettrali corpi femminili in pelle, scartati e deteriorati, si nascondono – quasi invisibili – tra le colonne del chiostro. Pauline Curnier Jardin ha realizzato queste opere insieme alle lavoratrici sessuali della Feel Good Cooperative di Roma, in un progetto nato per fornire loro supporto economico durante la pandemia. Tutti questi semi di sostegno, protezione e amore potrebbero favorire la nascita di germogli dal fango e dall’argilla delle aiuole del chiostro, che è stato decostruito e ricreato nell’architettura espositiva concepita da Mariano Cuofano.

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